Il look è davvero importante nella scelta della babysitter?

La scelta della babysitter non è mai una questione semplice. I parametri cambiano da famiglia a famiglia, da genitore a genitore, ma cosa devono tenere a mente le persone che cercano lavoro come babysitter?

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Babysitter, foto generica da Pixabay
Babysitter, foto generica da Pixabay

La scelta della babysitter non è mai una questione semplice. I parametri cambiano da famiglia a famiglia, da genitore a genitore, ma cosa devono tenere a mente le persone che cercano lavoro come babysitter?

Di certo l’esperienza è un valore rilevante, ma se si è alla prime armi potrebbe essere ugualmente utile aver frequentato un corso di primo soccorso pediatrico; oppure avere un diploma in scienze dell’educazione e frequentare un’università similare.

Altro elemento il fatto di possedere una patente (ed essere disponibile ad usarla per il trasporto dei bambini), la conoscenza delle lingue, la disponibilità di cucinare se necessario; alcune famiglie chiedono anche di fare alcuni lavoretti domestici.

Sitly, sito specializzato nella ricerca di babysitter online, qualche tempo fa ha raccolto le opinioni di 1800 genitori su quanto sia importante anche il look di una babysitter.

In generale, l’Italia si è dimostrata più sensibile all’istruzione che all’estetica delle ragazze in cerca di lavoro come babysitter. Mentre ben l’81% dei genitori spagnoli hanno dichiarato che non assumerebbero mai una tata non attenta al suo look, valore seguito dal 68% degli Olandesi e dal 50% dei Danesi, solo il 27% degli italiani ha indicato il look come elemento essenziale per avviare la collaborazione.

Seguendo questa linea di pensiero, nessuno dei genitori italiani intervistati considera il piercing o il tatuaggio una discriminante nella selezione. Viceversa la Spagna sembra essere la più severa nei confronti di questi ornamenti: il 13% degli intervistati non assumerebbe una babysitter con dei tatuaggi e il 17% se porta il piercing.

E il fumo? Nonostante restrizioni e campagne anti-sigarette, solo il 16% dei genitori italiani non assumerebbe mai una tata che fuma (c’è poi da capire se i restanti accettino che la babysitter fumi durante il servizio). Pensare che in Spagna la percentuale è del 46%; Finlandia e Norvegia sono attorno al 60% mentre i più salutisti si trovano in Danimarca (l’86% dei genitori preferisce selezionare una babysitter che non fumi).

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