Il difficile ruolo e le competenze del mediatore familiare

Per diventare un mediatore familiare è necessario conseguire una laurea specialistica in Psicologia, Giurisprudenza, Sociologia, Scienze della formazione e/o dell'educazione e Servizi sociali.

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Famiglia, foto generica da Pixabay

La mediazione familiare è un processo di collaborazione tra le parti che ha l’obiettivo di trovare un compromesso nella gestione dei rapporti tra due coniugi separati o che si stanno separando. Il mediatore familiare è chiamato in causa quindi quando c’è da ristabilire un equilibrio tra nuclei familiari che hanno deciso di intraprendere due strade diverse ed ha il difficile ruolo di farli ragionare in merito alla situazione presente e futura. Ruolo che si complica soprattutto quando ci sono i figli, che spesso vengono coinvolti in dissidi tra la coppia. Si occupa dunque di casi molto delicati e necessita di competenze specifiche per saper controllare con professionalità e imparzialità i casi che tratta. In Italia il mediatore familiare ha iniziato ad operare intorno agli anni ’80, qualche anno dopo l’approvazione della legge sul divorzio.

Come si diventa mediatore familiare

Per diventare un mediatore familiare è necessario conseguire una laurea specialistica in Psicologia, Giurisprudenza, Sociologia, Scienze della formazione e/o dell’educazione e Servizi sociali. Si prosegue poi con un corso incentrato sulla mediazione familiare che abbia una durata di almeno un anno e che permetta di acquisire conoscenze specifiche nell’ambito in cui si andrà a lavorare. I corsi di specializzazione si possono seguire anche in modalità telematica grazie ad atenei come Unicusano, che utilizzano la modalità e-learning per favorire l’apprendimento e consentono agli studenti di seguire in differita le lezioni tramite piattaforma dedicata.
Durante il percorso lavorativo sarà poi necessario tenersi aggiornati in maniera costante continuando a seguire master, seminari e corsi specifici.

Le competenze del mediatore familiare

Le competenze del mediatore familiare sono trasversali e alcune abilità vanno coltivate nel tempo grazie all’esperienza. Si parte sicuramente da ottime basi giuridiche e psicologiche e da doti comunicative e di mediazione. Un aspetto fondamentale del suo lavoro è l’ascolto, che gli permette di entrare subito in empatia con le persone di cui si occupa e di capire al meglio quali sono le esigenze delle parti. Ricordiamo però che il mediatore non prende le difese di nessuno, ma si pone come osservatore esterno della vicenda, ne indaga i dettagli ed elargisce consigli senza lasciarsi coinvolgere. Il mediatore familiare non svolge neanche il ruolo di psicologo o psicoterapeuta e non offre quindi ai propri clienti terapie e sostegno, può però indirizzare la coppia verso varie soluzioni, perché il suo obiettivo è mantenere i rapporti pacifici e liberi da rancori o ritorsioni.

Cosa fa il mediatore familiare

Il mediatore aiuta le coppie in fase di separazione a trovare un accordo nella gestione dei figli e degli aspetti economici. Tiene conto dei bisogni di tutti i componenti della famiglia e propone un accordo che permetta di mantenere una relazione sana, in particolar modo quando c’è in gioco la serenità dei figli. Solitamente l’area che genera maggior conflitto è quella economica perché riguarda i beni materiali, ed è lì che vengono fuori le capacità di mediazione, mettendo a tacere soprattutto i dissapori che vengono fuori quando si deve trattare. Gli sbocchi lavorativi per un mediatore familiare sono in aumento, anche perché, secondo l’Associazione Nazionale divorzisti, con il lockdown c’è stato un aumento del 60% delle richieste di divorzio in Italia. È quindi molto richiesto nella Pubblica Amministrazione, ma può lavorare anche nelle strutture private e come libero professionista, di solito in collaborazione con altri specialisti, come psicologi ed educatori.

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