La provincia di Cremona si prepara ad affrontare un profondo cambiamento demografico che avrà ricadute dirette anche sul sistema scolastico. È quanto emerge dallo studio dell’Ufficio Statistica della Provincia, basato sulle previsioni demografiche Istat aggiornate al 1° gennaio 2024, che analizza l’evoluzione della popolazione fino al 2050 e stima il numero di studenti nei diversi ordini di scuola.
Il quadro generale si discosta in parte da quello nazionale. Mentre l’Italia è avviata verso un calo costante della popolazione, in provincia di Cremona il numero complessivo dei residenti potrebbe continuare a crescere ancora per quasi vent’anni, raggiungendo un picco nel 2043 con 358.273 abitanti, circa 5.300 in più rispetto al 2024. Dopo quella data, però, la tendenza tornerebbe a invertirsi.
A cambiare in modo più marcato non sarà tanto il numero complessivo dei residenti, quanto la loro composizione per età. Il peso della popolazione anziana è destinato ad aumentare in modo significativo: gli over 65 potrebbero arrivare a oltre 116 mila nel 2046, con un incremento superiore al 30 per cento rispetto a oggi. Al contrario, le fasce più giovani e quella in età lavorativa sono destinate a ridursi. In particolare, i residenti tra 0 e 14 anni potrebbero diminuire fino al 2033 di oltre 4.400 unità, prima di una lieve ripresa negli anni successivi.
È su questo scenario che si innesta l’analisi della popolazione scolastica. Partendo dalle previsioni comunali Istat, lo studio stima il numero di bambini e ragazzi tra i 3 e i 18 anni che frequenteranno le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado. Per rendere il dato più aderente alla realtà, le proiezioni demografiche sono state corrette applicando i tassi medi provinciali di partecipazione scolastica degli ultimi quattro anni, che risultano elevati in tutti gli ordini: dal 95,1 per cento dell’infanzia al 99,1 per cento delle medie.
Il risultato è un’indicazione chiara: nel breve periodo, la provincia dovrà fare i conti con una diminuzione degli studenti in tutti i cicli scolastici. I grafici elaborati mostrano un calo sensibile soprattutto nelle fasce 6-10 e 11-13 anni, con una flessione che si attenua solo nel lungo periodo. Anche le scuole superiori vedranno ridursi il numero degli iscritti, prima di una stabilizzazione verso la metà degli anni Quaranta.
Le stime, va precisato, non entrano nel dettaglio dei singoli istituti nei comuni più grandi, come Cremona, Crema e Casalmaggiore, dove sono presenti più Istituti comprensivi: in questi casi i dati sono aggregati a livello comunale. Resta tuttavia evidente la tendenza di fondo, che pone interrogativi sulla programmazione dell’offerta scolastica, sull’organizzazione delle sedi e, più in generale, sulle politiche educative e territoriali.
Lo studio invita alla cautela nell’interpretazione dei numeri, soprattutto nel lungo periodo e in realtà locali di piccole dimensioni, dove i flussi migratori possono incidere in modo rilevante. Ma il messaggio che arriva dai dati è netto: il sistema scolastico cremonese dovrà adattarsi a una platea di studenti più ridotta, in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e da trasformazioni demografiche ormai strutturali.



